Il signor Abram, si trovava in una strada deserta. Nella mente oscuri pensieri. Nel suo corpo negative presenze. In lontananza una sagoma scura, anziana, millenaria. Avanzava indisturbata. Non temeva l’aria, non temeva la terra. In quel silenzio trascendentale in mezzo alla natura più selvaggia quella sagoma non aveva memoria ne tempo. Il signor Abram si trovava a camminare in uno strano mondo.

Ad un certo punto Abram, esclamò ad alta voce:

Abram: Sono disperato, tutto mi è sempre andato male! Possibile che di tutte le cose successe non ce ne è stata una positiva! E cosa diavolo potevo fare?

E l’aura nera immateriale rispose:

Morte: Semplice. Essere curiosi di vedere cosa ti poteva ancora succedere che non ti eri immaginato.

Abram: E se mi andava peggio?

Morte: Aumentavi la tua curiosità.

Abram: Si ma sono andate avanti per anni…

Morte: Io son sempre al lavoro. Prima o poi vado a prendere tutti. Ma fino a quel momento conviene essere curiosi riguardo al proprio futuro.

Abram: Tu!? Quindi tu sei la Morte?

Morte: Si. La fine di tutto, anche della tua curiosità. Ecco perchè si deve essere curiosi di vedere cosa succederà nella vita, a prescindere dal fatto che le cose vadano bene o male.

Abram: Si ma quando tutto va male per troppo tempo, per troppi anni, comincia a passare la voglia di vivere e la morte rappresenta un’ottima soluzione.

Morte: Ed è li che entro in gioco io. Però appena ci si avvicina all’ideologia che la fine terrena è la soluzione perfetta ad una vita presumibilmente ingiusta, automaticamente si opterà alla cessazione della curiosità e forse, anche a fausti giorni.

Abram: Se dal principio della mia esistenza dovevo essere felice quando le cose andavano così così, sicuramente mi sarebbero capitati fatti negativi…

Morte: Negativi? Positivi? Da quale punto di vista? Dal tuo probabilmente, o da quello di molti altri. Ma da quello di altre persone magari è il contrario.

Abram: Quindi, tu Morte mi stai dicendo che uccidersi non serve a niente?

Morte: Questa decisione è soggettiva. Io non ho il potere di decidere se tale decisione è negativa o positiva. Il mio compito è trasportare le anime. Nient’altro.

Abram: E io come faccio a capire se quella situazione che mi fa bramare la morte è positiva e non negativa come è ovvio che sia?

Morte: Ogni situazione ha due volti. Basta guardare l’altro. Due situazioni non possono mai essere uguali, tutt’al più simili.

Abram: La fai facile tu. Se il tuo compito è solo quello di trasportare anime, non hai la minima idea di cosa siano i problemi che ti inducono a bramare ardentemente la morte, a volere la fine di tutto.

Morte: Secondo quello che dici, io potrei volermi uccidere perchè non ho mai potuto conoscere i problemi della vita reale, come la chiami tu. Non so cosa vuol dire vivere, lo ammetto. Quindi potrei dire che proprio per il fatto di essere La Morte, la mia “essenza” fa schifo. E invece io considero l’altro aspetto: Non conosco i problemi della vita reale. Questo rappresenta il rovescio della medaglia, ossia il vantaggio: I problemi della vita reale non mi riguardano. Cosa potrei pretendere di più? E quindi continuo a svolgere il mio lavoro. Non ho ragione di desiderare la mia fine.

Abram: Non ci avevo pensato.

Morte: Ne ho sentite troppe di persone che soltanto dopo essersi uccise, parlando con me, si sono chieste perchè non hanno riflettuto su una determinata cosa finchè potevano. Ma era ormai troppo tardi.

Abram: Mi hai convinto. D’ora in poi  valuterò sempre l’altro aspetto della medaglia. Se sarà migliore tanto meglio, se sarà peggiore, devo essere felice della realtà in cui mi trovo.

Morte: Se l’avessi pensata così prima, forse non avresti detto che la tua vita era uno schifo. Ma questo ormai, è inutile dirtelo. Il perchè lo dovresti aver intuito.

Abram: Aspetta un attimo! Ma come è possibile? Perchè riesco a parlare con te?

Morte: Perchè ormai per te… E’ troppo tardi. E come gli altri… Non ci avevi pensato prima.